martedì 17 settembre 2013

Stelle amanti

Albireo,ovvero l'occhio di quel Cigno che da millenni fronteggia Pegaso,spiegando le ali al vento siderale. Sembra un'unica,chiarissima stella,invece, puntando il telescopio, ne svela due ; la più grande rossa, l'altra di un bel blu cobalto. Una bizzarria del cosmo, perché normalmente le stelle gemelle hanno la stessa combustione, quindi il medesimo colore.
Queste però non sono gemelle, bensì amanti : attratte per chissà quale alchimia, rimangono vicine bruciando l'una per l'altra,ma ognuna a suo modo,per non rischiare di smarrire il colore dell'amata nel proprio,fino a non trovarlo più.
Forse, in barba alla "stella gemella" di Ramazzotti, l'essenza dell'Amore si nasconde fra le palpebre di un remotissimo Cigno dalla pupilla di cobalto e rubino.

                                        

                                             Wizzy la bella anatroccola e il Cigno

                                     

giovedì 15 agosto 2013

Fra i sassi bruciati dal sole

Accanto all'acqua,due bimbi in costume. Lui tutto intento a frugare gli scogli,come fosse il lavoro più serio al mondo. Lei assorta in un'adorabile vaghezza del tutto bambina.
"Dammi il retino" dice lui,tendendo la piccola mano impaziente verso la compagna di caccia al granchio,che balbetta e spiega :"Ma...non mi avevi detto di portare il retino...".
Lui è rosso d'indignazione mentre si volta di scatto e sbotta :"Ma che razza di fidanzata sei?!".
Un uomo e una donna ; qui come altrove. Come duemila anni fa. L'eterno conflitto che diventa emblematico in quest'arido scenario d'agosto,fra i sassi bruciati dal sole.

lunedì 1 luglio 2013

Il forestiero

Il camposanto di Lavagna è forse il più suggestivo del levante ligure; lo chiamano "la mini Staglieno".
Lungo il viale piastrellato, arcangeli dai bicipiti marmorei contendono la scena a distinti signori in doppiopetto e legittime consorti, a Lords per sempre piccoli e a bianchissime beatrici soavenmente tristi ; mentre tutt'intorno s' innalzano superbe le guglie delle cappelle di famiglia,a serbare intatta l'immobile maestosità del luogo.
Ed ecco, un frullio d'ali e frasche; una piuma veleggia lieve per scendere poi a chiosare un'iscrizione tombale,come una virgola nera. Mi accosto alla siepe e guardo: il forestiero è un merlo,con l'occhietto sgranato nella trama fitta del fogliame e il cuore che pulsa veloce nel gozzo contratto di paura. Paura di perdere la vita e il suo gran becco giallo. D'un tratto è il più bello qui dentro.

mercoledì 16 gennaio 2013

8

La prima volta fu versione portachiavi. La vidi oscillare lievemente dal cruscotto di una fiammante Harley Davidson,quasi mimetizzata nel nero lucido della carrozzeria,se non fosse stato per quell'8 bianco che sembrava quasi ammiccare a un eventuale ladro: il biker aveva dimenticato le chiavi nella moto.
Da allora la ritrovai in molte fogge : ciondolo, pelouche, accendino, biglia, timer da forno, caramella, accessorio per cellulare o auto...persino versione audio cuffia,una metà per orecchio.
Ma non l'avevo mai compresa : perché proprio la numero 8, e non qualunque altra fra le sue quattordici ben più allegre e colorate sorelle?
Al centro del triangolo come l'occhio di Dio, la palla da biliardo numero 8 viene fatta roteare per scaramanzia dai giocatori a inizio partita. Poi la "spaccata". E mentre sul panno verde (o blu) si intrecciano mille traiettorie,di lei quasi ci si dimentica. Eppure basta mandarla in buca nel momento sbagliato per perdere, e in quello giusto per vincere ; spesso indipendentemente dall'abilità e dalle strategie di gioco.
Con la sua discreta ma decisiva presenza, essa è la zona d'ombra che all'improvviso svela, in accordo col significato dell'8 esoterico, le infinite eventualità celate dietro ogni angolo dei nostri piani prefissati, delle nostre mosse calibrate. E' l'imprevedibile destino che cerchiamo di addomesticare sotto le rassicuranti quanto mentite spoglie dei più svariati oggetti di uso comune ; ma pur sempre fedele a sé stesso. Come quando ammicca sornione da un portachiavi dimenticato nel luogo e nel momento più inopportuni. Per distrazione, o anche per fatalità.

                      Wizzy e il biliardo                 
                 
              

                      

                 

                      

domenica 11 novembre 2012

Potrei forse somigliare a un'arpa.....

Fingendomi distratta sbirciavo il suo profilo riflesso nello specchietto retrovisore laterale. Sorrideva sotto i baffi appena rasati ,sprofondato nei suoi pensieri come un uovo in una cesta di piume.
Fra non molto mi sarei voltata,rubandogli parte della sua attenzione. Ma ora no. Averlo così, tutto presente in sè stesso,inconsapevolmente preso nello spazio del retrovisore come nel fuoco di un cannocchiale,mi stuzzicava ; nonostante non sia nuova a piaceri più intensi. E ci penso ancora.
Potrei forse somigliare a un'arpa : sono le corde esterne a vibrare più a lungo.

martedì 18 settembre 2012

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Deposto il kalashnikov (cfr."L'impotenza di un kalashnikov"), ho accettato ciò che l'amica di nonna Speranza aveva da darmi : un tè nella sua bella casa piena di ricordi.
Nella penombra del soggiorno, la solitudine si snodava in ampie volute fra ninnoli e ritratti di gente morta strappati puntigliosamente alla polvere,bambole agghindate da sposa e fiori di stoffa mai appassiti nè sbocciati,macerando in sè stessa come un'anguilla dentro una boccia di vetro.
Fuori, un gatto bianco e nero se ne stava sul tettuccio di un'auto con l'aria da pascià in trono,felice di abitare la sua pelliccia e il rettangolo di sole che ancora lo separava dal tramonto. Non si sentiva solo e proprio per questo non lo era. La solitudine è un mostro che abbaia unicamente a chi le prepara la cuccia.

giovedì 30 agosto 2012

Età e stagioni....

Sono stanca. Ho dormito otto ore e il sonno non ha fatto altro che aggiungere il suo carico onirico al pesante bagaglio nella mia testa. Un bagaglio di fatti discorsi film serate tentativi falliti e riusciti giochi amori e disamori progetti libri e squilibri lune senza falò. No anzi, c'è anche un falò,quello d' inizio estate a Genova;una vampa di luce in piazza Matteotti     ,poi l'acceleratore. Di quest'estate ormai agli sgoccioli non ricordo i particolari;tutto fuso in una fantasmagoria di immagini e sensazioni che,nella frenetica vita estiva, non hanno ancora avuto tempo di essere metabolizzate.
Proprio come accade con i ricordi d'infanzia,amalgamati in una specie di liquido amniotico da cui emergono rari momenti epifanici di varia natura: un ramarro verde che taglia la strada alla bici nel grigio del selciato...La strana forma di un cespuglio addormentato nell'erba...Tuffarsi a bomba nella biancheria fresca di lavanda...Un gattino morto...Il respiro del mare...Scoprire le foto scolastiche dei nonni,che dunque(ma guarda un po'!) non sono sempre stati nonni...
Manifestazioni del "genius puer" apparentemente sopraffatte dall'egocentrica energia infantile,che tutto ride tutto combatte tutto esulta,ma poco trattiene.
Dopo arriva l'età delle porte chiuse,dei picnic in famiglia mancati,dei premi e premietti di sci ballo calcio ginnastica artistica piano scacchi o karate accantonati in uno scatolone insieme ai libri sui dinosauri e ai vestiti di carnevale. E in quel meraviglioso periodo malamente definito "crisi adolescenziale",i momenti epifanici emergono, ridefinendosi in misteriose affinità con altri periferici dettagli esistenziali che da nulla diventano tutto senza far rumore.
Semiaddormentati sui banchi di scuola, gli adolescenti sembrano apatici,ma in realtà studiano da individui. In barba alla Storia di Cesare o di Napoleone,stanno costruendo la loro storia,fatta di piccoli momenti che non si esauriscono in tante belle figurine pronte a cambiare insieme alla tinta della cameretta, ma sanno rispecchiarsi gli uni negli altri, divenendo esperienze,poi ricordi.
Quante esperienze nuotano in questo momento nel mio bel capoccione di fine estate? Come se vent'anni non fossero passati, mi chiudo fuori dal mondo e ASCOLTO.....